English version available 
Read the full guide in English:
sRGB vs Adobe RGB vs ProPhoto RGB – Complete Guide (English)

Copertina guida: sRGB vs Adobe RGB vs ProPhoto RGB per web, stampa e editing

GUIDA COMPLETA: sRGB VS ADOBE RGB VS PROPHOTO RGB

QUALE SCEGLIERE PER WEB, STAMPA ED EDITING (SENZA ERRORI DI WORKFLOW)


Hai mai notato colori diversi tra Photoshop, Lightroom e il browser? Oppure una stampa che non somiglia a ciò che vedevi sul monitor?
Succede spesso così: la foto in Photoshop è perfetta, poi la esporti e in alcune app/piattaforme sembra più spenta, oppure in stampa “qualcosa” non torna.
In buona fede dai la colpa a camera, preset o stampatore… ma nella maggior parte dei casi la causa è più semplice (e più tecnica): gestione colore.

Lo spazio colore (sRGB, Adobe RGB, ProPhoto RGB) e il profilo ICC determinano come i valori RGB vengono letti e convertiti lungo il workflow.
Capirlo significa ottenere colori coerenti, prevedibili e un export affidabile per web e stampa.

In questa guida trovi una spiegazione chiara delle differenze tra sRGB, Adobe RGB (1998) e ProPhoto RGB, con regole pratiche per scegliere lo spazio corretto in base alla destinazione: web, stampa o file master.

Obiettivo: mantenere un workflow in cui i colori sono coerenti, prevedibili e ripetibili. File master ricco durante l’editing, conversione corretta solo in export.


Troubleshooting rapido (prima di iniziare)

  • JPEG pubblicato sul web “spento” o diverso: probabilmente è stato esportato in Adobe RGB o ProPhoto. Per web/social esporta sRGB + profilo incorporato.
  • File ricevuto senza profilo: i numeri RGB sono ambigui. Prima di correggere colori, verifica se va assegnato lo spazio corretto (solo se sei certo della provenienza).
  • Non vedi differenze tra sRGB e Adobe RGB: è normale se il monitor copre solo sRGB (o non è calibrato/profilato). Per valutare gamut più ampi serve un display wide-gamut e applicazioni con gestione colore attiva.
  • Gradienti con bande (banding): spesso succede con file 8-bit dopo editing intenso, soprattutto in spazi molto ampi. Mantieni un master 16-bit.
  • Stampa diversa dal monitor: senza profilo ICC dello stampatore e soft proof il risultato è spesso imprevedibile.
  • Monitor troppo luminoso: se lavori anche per stampa, una luminanza eccessiva porta spesso a schiarire troppo i file. Calibra in modo coerente con l’ambiente.

Regola d’oro: file master (editing) ≠ output (destinazione). L’output lo scegli in base a web o stampa.



1. Concetti base: spazio colore vs profilo ICC

Un file digitale contiene numeri (RGB). Lo spazio colore definisce quali colori quei numeri possono rappresentare (gamut) e come vengono distribuiti. Il profilo ICC è l’informazione che permette ai software compatibili di interpretare quei numeri nel modo corretto.

NOTA: cambiare profilo “a caso” non migliora i colori: cambia come vengono letti gli stessi numeri RGB. Prima verifica sempre profilo e destinazione.


2. Differenze tra sRGB, Adobe RGB e ProPhoto (cosa cambia davvero)

Le differenze pratiche riguardano soprattutto: gamut (ampiezza dei colori), punto di bianco, curva tonale e precisione (bit depth) durante l’editing.

  • sRGB: massima compatibilità (web/app/dispositivi). Gamut più piccolo, quindi alcune saturazioni possono essere “tagliate”.
  • Adobe RGB (1998): gamut più ampio di sRGB (soprattutto in ciano/verde). Utile in flussi di stampa gestiti o quando richiesto.
  • ProPhoto RGB: gamut molto ampio. Ideale per file master e editing avanzato, ma richiede rigore (profilo corretto e preferibilmente 16-bit).


Diagramma comparativo dei gamut sRGB, Adobe RGB e ProPhoto/ROMM RGB

Nota fondamentale (monitor): per apprezzare davvero i vantaggi degli spazi colore più ampi (Adobe RGB / ProPhoto RGB) serve un monitor wide-gamut correttamente calibrato e profilato. Su display che coprono solo sRGB, molti dei colori “extra” non possono essere visualizzati: vengono automaticamente compressi o tagliati, rendendo la differenza tra gli spazi colore poco evidente o nulla.

Comparison between a standard sRGB monitor and a wide-gamut monitor showing differences in color range and saturation

Regola pratica: se non puoi controllare il contesto di visualizzazione (web/social), l’output più sicuro è sRGB. Se fai post complessa e vuoi preservare il maggior numero di informazioni, crea un file master in spazio colore ampio e converti solo in export.


3. Bit depth: perché 16-bit è fondamentale (soprattutto con spazi ampi)

Più lo spazio colore è ampio, più aumenta il rischio che un file 8-bit mostri artefatti (banding/posterizzazione) dopo regolazioni spinte. Per questo, quando lavori in spazi ampi (soprattutto ProPhoto), è consigliabile mantenere un master 16-bit (PSD/TIFF) e convertire a 8-bit solo quando serve in export.


Esempio concettuale di banding: gradiente fluido vs gradiente quantizzato 8-bit

Check rapido (file master pulito):

  • File master in PSD/TIFF 16-bit
  • Spazio colore di lavoro ampio (se fai editing avanzato)
  • Conversione e compressione solo in export


4. Quando usare sRGB (web e consegna “universale”)

Usa sRGB quando la destinazione è:

  • web e social
  • invio a clienti/agenzie senza specifiche colore
  • JPEG generici per presentazioni, email, chat
Regola rapida: per web/social esporta JPEG in sRGB e assicurati di incorporare il profilo.


5. Quando usare Adobe RGB (1998)

Adobe RGB (1998) è utile quando lavori in un flusso controllato e hai un motivo pratico per usarlo:

  • stampa/lab quando è richiesto o dichiarato come standard
  • progetti in cui vuoi preservare più gamut rispetto a sRGB (soprattutto in ciano/verde)
Attenzione: Adobe RGB non è “per forza meglio”. Se la destinazione è web, converti comunque in sRGB in export.


6. Quando usare ProPhoto RGB (file master e editing avanzato)

ProPhoto RGB ha senso soprattutto come spazio per il file master quando fai ritocco e color grading intensi, oppure quando vuoi preservare il massimo della qualità prima di soft proof e conversioni finali. Non è uno spazio “di consegna web”.

Workflow corretto: ProPhoto (master 16-bit) → soft proof (stampa) → conversione finale. Per web/social: conversione finale in sRGB.


7. Workflow consigliato (Lightroom / Camera Raw / Capture One / Photoshop)

Un flusso stabile separa sempre file master e output:

  • Sviluppo RAW: lavorare sull’immagine senza “strozzarla” in uno spazio di output troppo ristretto.
  • File master: salva PSD/TIFF 16-bit (spazio ampio se fai editing avanzato).
  • Output: converti in base alla destinazione (sRGB per web; profilo lab/stampante per stampa).


Workflow consigliato: RAW, sviluppo, master 16-bit, soft proof e conversione finale per web o stampa


Schema decisionale per scegliere lo spazio colore in output: web sRGB, stampa soft proof, master 16-bit in spazio ampio

Consiglio pratico: crea due preset di export: WEB (sRGB) e STAMPA (profilo lab). Riduci gli errori ripetibili e velocizzi il flusso.


8. Errori comuni (e checklist rapida)

  • Web: esportare in Adobe RGB/ProPhoto invece di sRGB.
  • Editing: lavorare in 8-bit e spingere troppo regolazioni/post-produzione su gradienti/cieli.
  • File senza profilo: correggere “a occhio” senza capire come vengono interpretati i numeri.
  • Stampa: saltare soft proof e profilo di destinazione.

Checklist: profilo incorporato ✔︎ · master 16-bit ✔︎ · conversione solo in export ✔︎ · sRGB per web ✔︎ · soft proof per stampa ✔︎



FAQ

Conviene sempre ProPhoto perché è più grande?
No. ProPhoto è eccellente per file master / editing avanzato (meglio 16-bit), ma non è la scelta corretta come output universale per web/social.
Adobe RGB è utile se non stampo?
Nella maggior parte dei casi no: se la destinazione è web/social, l’output corretto resta sRGB così da minimizzare problemi di visualizzazione. Adobe RGB ha senso in flussi RGB controllati o su richiesta specifica.
Se scatto RAW, lo spazio colore in camera conta?
Influenza soprattutto JPEG e anteprime. La scelta decisiva è lo spazio in export e la gestione colore lungo la catena (monitor profilato, profili incorporati, conversioni corrette).

Conclusione: non esiste lo “spazio colore migliore”, esiste quello giusto

Arrivati fin qui, il punto non è “scegliere lo spazio colore migliore” in assoluto: è scegliere quello giusto per la destinazione.
Uno spazio più ampio non rende automaticamente l’immagine migliore, così come uno spazio più piccolo non è “sbagliato”: cambia solo il compromesso tra compatibilità e preservazione delle informazioni.

Regola pratica: lavora con un file master solido (meglio 16-bit e spazio adeguato), poi converti in export in base alla destinazione.
  • Web / Social: quasi sempre sRGB + profilo incorporato.
  • Stampa: soft proof e profilo di destinazione (stampante/carta o specifiche del lab).
  • Master / Editing avanzato: 16-bit in PSD/TIFF (spazio ampio se necessario), conversione solo alla fine.

Se imposti così il workflow, i colori smettono di “cambiare” tra software, monitor, web e stampa: diventa tutto più prevedibile e replicabile, soprattutto meno grattacapi!


Se vuoi approfondire e rendere il workflow davvero “a prova di errori”, ti consiglio di proseguire con le altre guide correlate: impostazioni colore in Photoshop, profili ICC, differenza tra Assegna e Converti profilo, soft proof e export corretto per il web. Sono i tasselli che, messi insieme, eliminano le incongruenze una volta per tutte.


Vuoi un workflow colore davvero coerente (monitor → software → export)?
La scelta tra sRGB, Adobe RGB e ProPhoto RGB funziona solo se il resto della catena è impostato correttamente: monitor calibrato, profili ICC gestiti e export controllato per web o stampa.
Completa la guida con questi contenuti correlati →
Calibrare MacBook Pro Apple Mini-LED XDR (profilo ICC + target corretti)
Gestione colore in Photoshop: impostazioni colore, profili ICC, export e soft proof

Hai un dubbio sul tuo caso specifico?

Scrivimi qui